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L'Istituto, la sua storia, la sua mission

ultima modifica 10/01/2014 17:21

PaesaggioIl terzo millennio si è aperto all'insegna dei cambiamenti globali causati dal modello economico conseguente all'industrializzazione dei paesi occidentali. L'uso dei combustibili fossili ha infatti alterato la composizione dell'atmosfera ed il ciclo naturale del carbonio. All'anidride carbonica si sono aggiunti gli ossidi di azoto usati come fertilizzanti in agricoltura e il metano prodotto da attività umane come la coltivazione del riso, l'allevamento bovino o le perdite dall'estrazione del medesimo dal sottosuolo. A tali emissioni di gas serra sono legati i cambiamenti climatici in corso, segnale dell’impatto delle attività umane sull’ambiente a scala planetaria. Altri fenomeni legati al modello industriale causano seri problemi all'ambiente: la produzione di rifiuti che si accumulano sulla superficie terrestre, l'immissione nell'ambiente di molecole di sintesi di cui è noto l'effetto immediato ma non altrettanto noto è l'effetto a lungo termine quando si combinino con altre molecole con effetti potenzialmente dannosi all'uomo, alle piante ed agli animali.

PaesaggioIndubbiamente il modello di sviluppo attuale, basato sulla conoscenza scientifica, tradotta poi in capacità tecnologica, ha avuto effetti positivi sullo standard di vita sconfiggendo lo spettro della fame e delle carestie, allungando la speranza di vita, riducendo la fatica fisica, e l'impatto delle patologie, creando attraverso l'alfabetizzazione una maggior coscienza di sé e del mondo che ci circonda. La diseguale distribuzione dei benefici, l’aumento della popolazione e la limitatezza delle risorse hanno messo in moto processi di difficile gestione come quello delle grandi migrazioni attraverso il pianeta. Inoltre, alla globalizzazione di tipo ambientale si è sommata la globalizzazione di tipo economico che tende alla creazione di un unico mercato globale, alla perdita delle peculiarità di tipo culturale sviluppate in millenni di civiltà con soluzioni adatte alle caratteristiche ambientali di ciascun territorio, allo spostamento dei centri decisionali presso le grandi concentrazioni di tipo economico finanziario - che sono ormai i decisori a livello planetario - con una modesta capacità dei governi di intervento in decisioni che coinvolgono la vita di miliardi di persone.

La crisi economico-finanziaria in corso si configura in buona parte come il riflesso dell’azione concomitante della fine delle risorse energetiche a buon mercato, della pressione dei cambiamenti climatici, degli effetti dell’inquinamento e della sovrappopolazione. Cibo, energia e salvaguardia dell’ambiente rappresentano tre principali sfide per i prossimi decenni. Il mondo scientifico è chiamato quindi a una riflessione a tutto tondo su questi aspetti, sulle scelte da effettuare per il futuro, sui tempi necessari per un cambiamento dei modelli adottati, sulle problematiche che la scienza è chiamata ad affrontare e sul modo migliore per farlo.

 

SusinoL'Istituto viene fondato a Firenze alla fine degli anni '70 come Istituto di Analisi Ambientale e Telerilevamento Applicati all'Agricoltura (IATA). Nel 2000 nasce IBIMET quando, nell’ambito della riorganizzazione del Consiglio Nazionale delle Ricerche, fu deciso di riunire in un unico corpo IATA, l’Istituto per il Monitoraggio degli Agroecosistemi (IMAES) di Sassari e l’Istituto di Ecofisiologia delle piante Arboree da frutto (ISTEA) di Bologna. In quest’ultimo confluì anche il Centro di Studio sulla Gestione dei Sistemi Agricoli e Territoriali (GESTA).

IBIMET ha sede a Firenze, a Bologna, a Sassari, e a Roma e, nello sviluppo delle sue attività, ha promosso la creazione di centri collegati come il LaMMA - Laboratorio per la Meteorologia e la Modellistica Ambientale, il CESIA - Centro per l'informatica della Accademia dei Georgofili, la FCS, Fondazione per il Clima e la Sostenibilità, il CiBIC - Centro per la Bioclimatologia con la Università di Firenze, l'Osservatorio dei Mestieri d'Arte, in collaborazione con l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Il personale IBIMET è composto da circa 150 unità, tra ricercatori e tecnici a tempo determinato e indeterminato.