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Istituto di Biometeorologia: la sua storia, i suoi indirizzi

by Giampiero Maracchi last modified 2009-10-30 10:49

L' Istituto di Biometeorologia nasce alla fine degli anni 70 a Firenze con l'obiettivo di effettuare ricerca nel settore della meteorologia applicata in particolare alla agricoltura ed all'ambiente.

L' Istituto di Biometeorologia nasce alla fine degli anni 70 a Firenze con l'obiettivo di effettuare ricerca nel settore della meteorologia applicata in particolare alla agricoltura ed all'ambiente. In questi quaranta anni di attività e partecipando fino dai primi anni '80 a programmi internazionali come quelli relativi ai cambiamenti climatici della Unione Europea, questo Istituto ha percorso un cammino segnato dall'identificazione dei grandi temi del nostro tempo, anticipandone spesso le urgenze ed acquisendo le competenze negli strumenti tecnici necessari per effettuare le opportune analisi. L'Istituto ha infatti studiato e ricercato applicazioni dei modelli numerici alle colture agrarie ed agli ecosistemi, applicazioni della meteorologia a sistemi previsionali come quelli che permettono di ridurre l'uso dei pesticidi, dell'acqua e dei fertilizzanti, applicazioni di metodologie come il telerilevamento da satellite ed i sistemi di informazione geografica, l'analisi ecofisiologica e biochimica della qualità degli alimenti, rivolgendosi anche allo studio del funzionamento dei gas ad effetto serra nell'ambito degli agroecosistemi.


Dall'agroclimatologia applicata alle zonizzazioni agricole, IBIMET si è rivolto allo studio dei cambiamenti climatici con particolare riferimento alle teleconnessioni, ai meccanismi della circolazione generale dell'atmosfera, all'aumento degli eventi estremi ed agli sfasamenti stagionali, identificando fenomeni come la "tropicalizzazione" di alcuni fenomeni sul Mediterraneo, al tempo criticati come allarmismo, ed oggi fatti propri dalla maggior parte degli studiosi del settore. L'acquisizione di competenze nell'uso di strumenti nuovi come le ri-analisi ha permesso lo sviluppo di progetti operativi come il Lamma - Laboratorio per la Meteorologia e la Modellistica ambientale - che ha gestito per circa dieci anni per conto della Regione Toscana- il quale utilizza la modellistica meteorologica per le previsioni ad area limitata con particolare attenzione ai fenomeni estremi quali esondazioni , siccità e incendi. Lo studio dei flussi dei gas a effetto serra negli ecosistemi ha condotto allo sviluppo di sistemi a tecnologia innovativa per la loro misura, ed alla applicazione di questi sistemi su piattaforma aerea.


Alla metà degli anni '90 i nuovi indirizzi della UE sull'agricoltura, in cui si passa da una politica delle produzione ad una politica in cui l'agricoltura gioca un nuovo ruolo di presidio ambientale ed in ragione degli effetti negativi della globalizzazione economica sulla vitalità dei territori, si avvia una serie di nuove ricerche sullo sviluppo rurale, sulla integrazione fra agricoltura, ambiente e saperi locali dell'artigianato.
A partire dalla metà degli anni '90, progrediscono a livello internazionale una serie di esperienze sull'applicazione della climatologia dinamica rivolta alla messa a punto di tecniche innovative per le previsioni stagionali, che portano l'Istituto a sviluppare un sistema originale di previsioni sperimentali che trovano oggi applicazioni sia in Africa che sul Mediterraneo ai fini dell'allerta alimentare, dei sistemi di protezione civile e delle previsioni per la campagna agricola. Dalla metà degli '80 l'Ibimet è attivo nella regione del Sahel in collaborazione con l'OMM sui temi dell'allerta agrometeorologica per la penuria alimentare e sui sistemi di definizione di rischio alimentare sulla base di parametri socio-ambientali.
Le considerazioni emergenti da quaranta anni di esperienze nel settore dei cambiamenti globali e del loro significato per il futuro dell'umanità portano oggi ad una riflessione sul confronto fra l'economia dei consumi basata sul petrolio ad una economia dei bisogni basata sui processi naturali e sulla rivitalizzazione dei territori attraverso l'uso di materiali naturali come le fibre tessili, i biopolimeri, i biocarburanti, con particolare attenzione all'abbattimento dei trasporti, alla valorizzazione dei saperi locali ed all'avvio di una nuova stagione di attenzione allo sviluppo di capacità produttive locali rappresentate dall'artigianato e dalle piccole e medie imprese anche attraverso la cooperazione con le associazioni di categoria.
IBIMET ha sede a Firenze, a Bologna, a Sassari, e a Roma e, nello sviluppo delle sue attività, ha promosso la creazione di centri collegati come il Lamma - Laboratorio per la Meteorologia e la Modellistica ambientale, il CESIA - Centro per l'informatica della Accademia dei Georgofili , la FCS , Fondazione per il Clima e la Sostenibilità con Finmeccanica , il CiBIC - Centro per la Bioclimatologia con la Università di Firenze, il Centro COMMA-Med a Livorno per la Meteorologia Marina , il CRES a Grosseto per la gli Studi sulla Erosione del Suolo, il PIAN.TE a Forlì per la Pianificazione territoriale, in collaborazione con CNA Forlì-Cesena e recentemente l'Osservatorio dei Mestieri d'Arte, in collaborazione con l'Ente Cassa di Risparmio di Firenze.


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