La pianta di Artemisia
La pianta di Artemisia
Esistono circa 400 specie nel genere Artemisia; di queste circa 130 sono state esaminate e solo in un caso (Artemisia annua L.) si è trovato il lattone sesquiterpenico ribattezzato Artesiminina.

Si tratta di una pianta erbacea annuale, che può raggiungere i 2 m di altezza, caratterizzata da foglie laciniate e infiorescenze costituite da piccoli e densi capolini. La fioritura avviene nella tarda estate e perché la pianta possa completare il suo ciclo vegetativo fino alla fruttificazione (i frutti sono costituiti da minuscoli acheni) richiede un fotoperiodo di 14-16 ore, caratteristica, questa, che la rende inadatta alle zone equatoriali o subequatoriali, dove la durata del dì uguaglia quella della notte. Il principio attivo, Artemisinina, si trova concentrato soprattutto nella parte alta della pianta e in particolare nei peli ghiandolari che ricoprono il calice.
La pianta è originaria delle steppe cinesi, ma si è diffusa anche in Occidente; in Italia è presente in modo discontinuo (Pignatti, 1982) e si comporta da ruderale, con preferenza per le aree ghiaiose del greto dei fiumi. Tutta la pianta è ricca di oli essenziali che la rendono piacevolmente aromatica e che vengono utilizzati in cosmesi.
Come è stato scoperto il principio attivo Artemisinina?
Il principio attivo della pianta Qinghao (Qinghaosu) è noto ai cinesi da più di 2000 anni, se è vero che lo troviamo citato in una serie di rimedi medici rinvenuti in una tomba Han del III secolo A.C. Veniva utilizzato però genericamente per curare le febbri, senza una relazione precisa con la malaria. All’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, il governo di Mao diede ordine di studiare a fondo tutti i principi attivi della farmacopea tradizionale cinese e fu così che venne scoperto la formula del Qinghaosu, ribattezzato in seguito Artemisinina.


